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Interview: Affaritaliani.it

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ECONOMIA

Portafoglio/ Il mattone? Va meglio se é di pregio. Ci sono grandi occasioni a Manhattan

Sabato, 26 febbraio 2011 – 12:20:00

 

Chiamateli appartamenti di “alto di gamma”, chiamateli di “prima fascia”, chiamateli “di lusso”: sono quegli immobili che chi ha patrimoni consistenti e un attrettanto robusto reddito desidera, in qualsiasi parte del mondo si trovino e che sembrano rappresentare una delle aree del mercato immobiliare globale che la crisi ha se non completamente almeno in parte risparmiato. Crisi che nel complesso ha nuovamente colpito il mattone mondiale: nel 2010 solo 15 paesi per i quali sono gia disponibili dati definitivi hanno registrato un incremento dei prezzi medi degli immobile, mentre 21 hanno registrato ulteriori riduzioni (come negli Usa, ad esempio, dove ancora nel IV trimestre i prezzi erano mediamente in calo del 4% su base annua).

Tuttavia qualche segnale di ripresa si nota, se é vero che 18 mercati immobiliari (a partire dagli States) hanno chiuso il 2010 meglio del 2009, a fronte di 16 paesi che hanno registrato un aggravamento della crisi (e di altri 2 paesi che non hanno mostrato significative variazioni rispetto all’andamento del mercato nel 2009). E’ il momento giusto per investire nelle case? Si, a patto di fare scelte oculate, stando attenti tanto alla qualitá dell’immobile (e alla sua localizzazione) quanto ai prezzi richiesti dai venditori.

“Anche se la crisi non é completamente superata, il sentiment é migliorato” spiega da Londra ad Affaritaliani Alberto Orru, fondatore della societá immobiliare Investartone Ltd, che aggiunge: “In questo momento gli investitori grandi e piccoli cercano, nei limiti del proprio budget, di comprare prodotti in “prime location” cosí da assumere un livello di rischio piú basso possibile”. Questo per quanto riguarda Londra, aggiunge Orru, “perché per il resto dell’Inghilterra il mercato é completamente diverso e la crisi si fa ancora sentire. Come sempre accade, qui a Londra annualmente i prezzi richiesti delle proprietá (“asking prices”) salgono nel periodo in cui le banche erogano i bonus ai loro dipendenti. A febbraio gli “asking prices” sono aumentati fino al 4% proprio per questa ragione”.

II discorso non cambia anche a livello globale, con investitori che vogliono correre meno rischi possibili viste le perdite degli ultimi anni. “La stragrande maggioranza dei fondi di private equity di tipo “core”, ovvero quelli che hanno come obbiettivo investire in immobili al centro di grandi cittá, investono in quei prodotti con ritorni bassi (fino a un 5% annuo) ma con livello di rischio altrettanto basso. Mettere su un fondo “opportunistico” (con ritorni superiori al 20%) é ormai diventata un impresa sempre piú ardua”.

Immobili di pregio in grandi cittá del mondo, dunque, per investire senza patemi e con buone prospettive di ritorno a medio termine. Qualche altro nome, a parte Londra? “Parlando con l’avvocato Marco Provvidera, che da anni ha studio a New York, mi ha confermato che il mercato é altrettanto interessante, soprattutto a Manhattan dove é previsto un aumento dei prezzi soprattutto nell’area di Manhattan” prosegue Orru. Come per l’Inghilterra, per il resto degli Stati Uniti le prospettive restano invece molto meno brillanti, “dato che il mercato ha risentito maggiormente della crisi, salvo alcune zone, soprattutto nella East Coast, che hanno resistito bene al declino dei prezzi”.

Tornando in Europa la Polonia “appare sicuramente uno dei mercati piú interessanti per chi vuole investire, ma in questo caso l’eccesso di domanda ha compresso i rendimenti a livelli molto bassi (“yield compression”), ossia i prezzi sono ormai fin troppo elevati, soprattutto nel comparto degli immobili commerciali”. In alternativa alla Polonia “per attrattivitá sugli investimenti é interessante Ia Repubblica Ceca, ma occorre muoversi rapidamente dato che anche qui gli analisti iniziano a segnalare fenomeni di yield compression”.

Luca Spoldi

 


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